
La mano dell'organista di Gabriele Prinelli
EDITORE: Fratelli Frilli Editori
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Scheda del libro
Autore : Gabriele Prinelli
Titolo : La mano dell’organista
Collana : Super Noir
Formato : 14x 21
ISBN 978-88-7563-464-3
Pagine : 120
Prezzo : € 12,50
Le prime uscite di presentazione
9 maggio, sabato, Melegnano (Mi), ore 18.00 – Biblioteca
12 maggio, martedì, Vizzolo Predabissi (Mi), ore 18.00 – Sala Consiliare
15 maggio, venerdì, Milano, ore 18.00 – Libreria del corso, corso Buenos Aires,
16 maggio, sabato, Rodano (Mi), ore 15,30 – Biblioteca
TRAMA
Gaspare, manovale dei Serassi costruttori d’organo, davanti ad un succulento piatto di risotto col piccione scopre che è tutto sbagliato. Le ossa ritrovate nelle canne dell’organo non sono quello che sembrano. Non appartengono ad un colombo bensì ad una mano. Come sono finite cinque dita in altrettante canne dello strumento musicale? Nella Melegnano ottocentesca del periodo post napoleonico Tano, il locandiere siciliano immigrato che parla solo il dialetto siculo, Malalingua, il suo traduttore con la sci, L’Angiul sacrista, Enrico detto Il marchese, megalomane carceriere del castello, e la bellissima Cecilia aiuteranno, senza volerlo, Gaspare a svelare un mistero di cui tutti ignorano, fino alla fine, l’esistenza.
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INCIPIT
«Cosa ha detto?».
«Ha detto: scentirete che sciapore!».
«Che è? Turco?».
«No! Sciculo».
«Culo che?»,
«Sci-cu-lo. Scisciliano».
La dotta conversazione avveniva tra Piero Bertuzzi, detto Malalingua, Tano, soprannominato Le Turc, proprietario dell’albergo, e Gaspare di Treviglio, manovale dei Serassi costruttori d’organo. I tre, vagamente alticci, erano comodamente seduti ad un tavolaccio della locanda la “Vecchia posta” che da un ventennio era stata rinominata, vox populi, la taverna “Le Tre T”.
La locanda era sita di fronte al campo dei Gelsi sulla strada per Milano. Si entrava da una piccola porta e il locale, non fosse stato per una specie di saracinesca, che Tano teneva spalancata dalla mattina alla sera, era completamente allo scuro. La stagione era calda. I tre avevano scelto un tavolo lontano dal finestrone e nascosto nell’ombra, così che potevano adocchiare ciò che accadeva fuori senza essere veduti. L’arredamento era quello tipico delle taverne: il pavimento in terra battuta ricoperto di paglia e segatura, una fila di tavolacci di legno tutti incisi con scritte del tipo “La Felicita è una gran z… (omissis)”, “Carlo cornuto”, “Abbasso l’imperatore”, “Evviva la f… (omissis)”, “Il marchese è un ladro”, “Io amo Cecilia”, “Tano re”; le relative panche sghembe, un bancone da mescita diroccato e l’immancabile focolare sempre acceso. Il camino non tirava bene e quando il vento soffiava da oriente il fumo, anziché uscire dal comignolo, invadeva la sala affumicando i clienti. E quando ciò accadeva si era sicuri che la pioggia prima di due giorni sarebbe arrivata.
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I PERSONAGGI
Gaspare: è il manovale dei Serassi. E’ a Melegnano inviato dai costruttori d’organo. E’ l’incaricato di smontare lo strumento vecchio e montare quello nuovo.
Tano: è il locandiere de Le tre T la locanda dove soggiorna Gaspare. Immigrato da vent’anni a Melegnano non si è mai abituato alla parlata locale. Imperturbabile parla solo il siciliano.
Angiul sacrista: è il sacrestano della chiesa di san Giovanni a Melegnano. Aiuta Gaspare nella costruzione dell’organo. E’ il padre di Cecilia
Maria: sua moglie
Cecilia: è la bellissima figlia di Angelo il sacrestano e Maria. La ragazza più ambita del paese.
Il prevosto: è il rettore della chiesa di san Giovanni Battista
Malalingua: deve il suo soprannome ad un difetto di pronuncia. E’ l’unico in città a capire cosa dice Tano. E’ il suo traduttore ufficiale.
Merlino: vive nella torre del castello in totale solitudine con un temibile cagnolino. In paese è soprannominato “il mago”.
Donna Maria Filippa Estefania Lucia: una facoltosa cliente de Le tre T.
Enrico Il Marchese: il guardiano della prigione. Marchese è il suo soprannome
Federico il medico: Il dottore ipocondriaco di Melegnano
Malaffare, Coltello facile, Manomozza e Serramanico: quattro brutti ceffi locali.
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EX LIBRO
Donna Maria Filippa Estefania Lucia da Lissone, questo il nome della garrusa bottanazza, era stata ospite de Le Tre T per settimane e mai aveva sgarrato, di una sola ora, il pagamento di ciò che era dovuto a Tano per i suoi servigi.
Donna Lucia, come amava farsi chiamare dagli amici intimi, era di corporatura degna del suo nome: tanto larga sui registri di battesimo quanto nella sua persona. Come dimensione poteva tranquillamente fare a gara con Le Turc. Una sera i due si cimentarono in una mazurca nella sala della locanda. Si temette il peggio per due clienti della taverna, rimasti schiacciati al muro durante una piroetta dei due danzatori.
Donna Lucia, in pubblico, portava sempre alcuni fiori freschi infilati in un vezzoso nastro rosa su un largo cappello di paglia che le nascondeva due occhietti maliziosi, un naso schiacciato e un sorriso, menomato di qualche dente, che campeggiava sopra un poderoso doppio mento. Le mancava, proprio al centro, un incisivo che rovinava l’insieme (non era brutta) e che le faceva la pronuncia un poco sibilante. Indossava vestiti ampi dai colori sgargianti, a volte decorati con estrosi motivi floreali, portava al collo pesanti collane di vetri colorati e sulla mano destra una serie di cinque anelli con incastonate pietre preziose mai viste in quel di Melegnano. Insomma donna Lucia con i soldi non se la passava male. Cosa facesse nella vita nessuno lo sapeva. Si diceva vivesse di una cospicua rendita che il marito le aveva lasciato morendo. Rimaneva il fatto che spesso e volentieri riceveva dei forestieri i quali venivano in città appositamente a cercare lei per trattare degli affari.
Il suo petto era proporzionale alla stazza e le gambe, che ogni tanto con scandalo della signora Le Turc metteva in mostra cercando refrigerio agitando con le mani il bordo dell’ampia gonna, facevano l’invidia dell’Andrea Vitali, il nimalat, che avrebbe voluto chiedere a Tano come nutriva donna Lucia per tenerla così “in forma”.
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Non avevo letto gli stralci del tuo nuovo libro. Posso dirti solo che dopo Il cane del santo confermi, confermi, confermi un grande talento! Seduttivo, lieve, musicale, il ritmo della storia trascina subito subito subito…Che tu abbia la fortuna che meriti e complimenti a Frilli Editore, bravi ad osare con dei giovani che hanno cose da dire e racconti da narrare…in mezzo a libri pompati e deludenti viva la faccia di editori curiosi e coraggiosi. E di Gabriele Prinelli che scrive e ci regala un viaggio di tutta dolcezza. G.A.
Un’altra avventura che inizia, quella di questo libro. Complimenti Lamp, volevo essere il primo a dirtelo!